Guerra fredda 2.0

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, la spietata concorrenza tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese sembra ricordare il bipolarismo che caratterizzò i cinque decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Sebbene la storia non si ripeta (ma fa rima con sé stessa) e la rivalità sino-sovietica sia mutila della scenografica corsa agli armamenti che caratterizzò la Guerra Fredda, ciò non implica che le tensioni tra Washington e Pechino non possano essere inserite nell’idealtipo della guerra bipolare. Ciò che ci esime dal rievocare i timori e le paure di cui fu genitrice la Guerra Fredda è probabilmente dato dalla consapevolezza della disparità di piani sui quali agiscono i due conflitti: uno prevalentemente ideologico, l’altro economico. Non è un caso che secondo alcuni Apple e Huawei rappresentino i simboli dello scontro tra USA e Cina. I due colossi da anni si contendono la medaglia d’argento sulla produzione di smartphone e, dopo l’inatteso sorpasso della società cinese, il mercato non sembra remare a favore di Apple. In un clima di palpabile tensione generata dalla guerra dei dazi, negli ultimi mesi la situazione è degenerata ulteriormente.

Lo scorso 1 dicembre è stata arrestata a Vancouver Meng Wanzhou, direttore finanziario di Huawei, accusata di aver violato le sanzioni contro l’Iran, e il 22 gennaio gli Stati Uniti hanno richiesto formalmente al governo canadese la sua estradizione. Appare inoltre evidente come il continente europeo costituisca il vero e proprio terreno di scontro: lo scorso 11 gennaio le autorità polacche hanno arrestato un manager Huawei accusato di spionaggio, le agenzie di intelligence della Repubblica Ceca hanno citato Huawei come pericoloso per la sicurezza nazionale, la Oxford ha sospeso tutte le borse di studio e donazioni ricevute da Huawei e la Germania sembra voler affiancarsi a USA, Australia e Nuova Zelanda nell’escludere l’azienda cinese dallo sviluppo della rete 5G nazionale. Lo stesso giorno dell’arresto in Polonia del dipendente Huawei, Trump ha dato inizio ad una “straordinaria campagna di sensibilizzazione” per convincere le compagnie di telecomunicazione dei Paesi alleati a non utilizzare apparecchiature di rete prodotte da Huawei. Nel frattempo il governo cinese ha bloccato Bing, il motore di ricerca di Microsoft e uno dei pochi motori di ricerca stranieri ancora consentito nel paese. Lo scenario appare ancora più drammatico se si considerano le mai sopite rivendicazioni della Cina sull’isola di Taiwan (storica alleata degli Stati Uniti) e le continue esercitazione militari inglesi, americane e giapponesi a ridosso del Mar Cinese Meridionale.
Le caratteristiche che assume giorno per giorno la rivalità sino-americana sembrano dunque appartenere ad una modalità di conflitto inedita e innovativa. Una modalità di conflitto certamente estranea ai metodi bellici tradizionali, risultato di un adattamento dei conflitti internazionali ad una società postindustriale. Le operazioni belliche hanno indubbiamente cambiato vesti e forma, ma è lecito avere il timore che esse non abbiano perso la loro potenziale capacità distruttiva.

di Alessandro Macculi

FONTI:
Joseph S. Nye, Jr. Fine del secolo americano.
ANSA.IT
Wall Street Journal

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