Uno sguardo sulla lecce povera

Nella nostra città di Lecce siamo in ben 96 mila persone, e circa 36 mila tra queste guadagnano meno di 800 euro al mese, e nonostante questi numeri altissimi, nonostante la povertà scorra sotto i nostri occhi sembra che nessuno se ne curi.

Ma non è così, e per ricevere uno spaccato più dettagliato sulla vita della povertà per strada e di come si cerca di risolverla, abbiamo intervistato Riccardo Seclì un membro della comunità di Sant’Egidio, associazione laica di ispirazione cattolica nata a Roma nel 1968 durante il clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II che si occupa dei poveri e degli isolati, combattendo contro ogni emarginazione.

-La comunità di Sant’Egidio è qui a Lecce dal 2013- ci spiega Riccardo -Ma il primo importante contatto che ho avuto col mondo della povertà è avvenuto nel Gennaio 2017 quando la neve colse alla sprovvista migliaia di persone in tutta la provincia; noi pensammo subito alla tremenda situazione di coloro che non hanno un tetto e che spesso mancano di coperte e vestiti, perciò tramite Facebook abbiamo organizzato una raccolta di coperte e vestiario, che si è rivelata un successo! Riuscimmo a trasportare con un furgone in stazione tutte le coperte e a distribuirle, è stato davvero gratificante aiutare almeno un po’ tutte quelle persone che soffrivano il freddo. Inoltre offrimmo loro un pasto caldo, come cerchiamo sempre di fare– ma la comunità di Sant’Egidio non si occupa solo di saltuari assistenzialismi, bensì presta il suo aiuto sia distribuendo cibo sia costruendo con queste persone molto meno fortunate dei rapporti di amicizia.

-Per un vero cambiamento serve dare la nostra amicizia, la gente per strada e gli anziani, che anche aiutiamo, soffrono soprattutto la solitudine e spessissimo si rifugiano nell’ alcool e nella droga, scavando sempre più in basso, noi offriamo la nostra solidarietà e amicizia per costruire un rapporto di fiducia, perché semplicemente non puoi andare lì e dire “Smetti di bere”

L’aiuto è esteso a tutti anche a coloro che in mancanza di un lavoro si dedicano allo spaccio – Tu mi chiedi se aiutiamo gli spacciatori. Certo che li aiutiamo! Ma non a restare nella loro situazione. Creiamo un rapporto con loro, offriamo il nostro aiuto e la possibilità di un lavoro onesto, da poco abbiamo aiutato un signore ad aprire un camioncino per vendere panini, non sarà molto ma è l’inizio per uscire dalla povertà. Non sono loro i veri criminali, ma le vere vittime– del resto la comunità di Sant’Egidio per via della sua ispirazione cattolica ha un’attenzione particolare per i più esclusi specie per quelli che potrebbero essere definiti “peccatori”.

-Ma la nostra vera lotta è contro la società dell’indifferenza, la società italiana del “fatti i fatti tuoi” che porta a fregarsene degli emarginati e contro ogni bufala sugli immigrati– infatti Riccardo ci spiega che vengono diffuse sempre più spesso notizie false e ingigantite, quasi a creare il mito dell’immigrato criminale –per farci campagna elettorale– Facendo riferimento ad una notizia di una megarissa avvenuta poco tempo fa alla stazione di Lecce che ha coinvolto 1 ferito, Riccardo ci rivela come stanno davvero le cose -Questo è un esempio perfetto! “Megarissa alla stazione di Lecce. 1 ferito” un titolo che mette già terrore nel lettore, ma la realtà è diversa, te lo posso confermare perché conosco le persone coinvolte. Un parcheggiatore abusivo indiano stava litigando con un ragazzo di colore riguardo ad un parcheggio, entrambi erano molto adirati e durante la discussione i toni si sono alzati parecchio ma è finita lì. Quella sera stessa il parcheggiatore, ubriaco, incontra un altro ragazzo di colore molto simile a quello con cui aveva litigato e inizia a provocarlo finché tra i due non scatta lo scontro fisico che vede ferito in maniera rilevante solo il ragazzo di colore, con un taglio alla guancia inferto da un colpo di bottiglia da parte dell’indiano, il quale adesso è in carcere. Dunque poiché le persone coinvolte sono state solamente due, non si può parlare di “megarissa” e la notizia sarebbe risultata meno appetibile– ma questo è solo un esempio come Riccardo continua a raccontarci -Vuoi saperne un’altra? “Pusher rimesso in libertà <<Si mantiene con lo spaccio>>” sa proprio di scandalo, invece no, anche qui la realtà è ben diversa: innanzitutto il ragazzo non è stato colto nel momento in cui compiva il reato, ma con addosso 5 pasticche di estasi che non sono sufficienti da sole per una condanna per spaccio, che per il giudice sarebbe comunque la sua unica fonte di guadagno, ma solo per una custodia cautelare momentanea, fino al processo definitivo, e nonostante sia in libertà è stato allontanato dal comune di Milano per evitare che continuasse la sua attività-

Tornando sui poveri chiediamo a Riccardo come sono cambiate le cose dal Gennaio 2017 a oggi e ci da risposte ancora una volta interessanti – La geografia della povertà a Lecce è cambiata molto, se prima la stazione era il punto di ritrovo principale ora, con le operazioni della polizia e i maggiori controlli, le persone hanno preferito allontanarsi in cerca di un luogo più tranquillo per evitare di esser coinvolti in giuste operazioni di sicurezza che però non riguardano loro. La maggior parte di queste persone si trova in periferia, soprattutto gli italiani, mentre gli immigrati preferiscono zone come Porta Napoli, Piazza Mazzini ma sostano anche nei pressi del Cinema Massimo. Non credere a chi ti dice che ci sono più immigrati in strada che italiani, la composizione è quasi 50 e 50, solo che un immigrato è più facilmente individuabile

La realtà della povertà nella nostra cittadina leccese dunque è avvolta in una coltre di indifferenza e di mistificazioni, ma basterebbe davvero aprire gli occhi ed entrare in contatto con persone come Riccardo o con comunità come quella di Sant’Egidio per capire davvero come è la vita di un povero -Aiutare i poveri non è semplice- confida Riccardo –Diffidano del mondo intorno a loro, serve molta pazienza, fiducia e passione

di Antonio Greco

2 pensieri riguardo “Uno sguardo sulla lecce povera

  1. Interessante l’artico scritto dal giornalista Antonio Greco. Complimenti.

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    1. Non-giornalista. Grazie :’)

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