La Cina e la crisi del liberalismo

La Repubblica Popolare Cinese  è senza discussioni una super potenza economica, militare e politica adesso capace di  sfidare sullo stesso terreno potenze liberali come gli Stati Uniti. Sempre più spesso, infatti,  si sentirà parlare di “nuove vie della seta”, argomento che tratteremo presto in un prossimo articolo. Sta di fatto che non ostante la  generale indifferenza, è chiaro che la Cina  ricopra un ruolo di primo piano nei nuovi ordini globali che lei stessa sta contribuendo a ridisegnare.


Per comprendere meglio quello di cui andremo a discutere è necessario fare dei passi indietro, fino agli inizi del XX secolo. Durante quest’ultimo sono state formulate tre grandi narrazioni che ambivano a spiegare il passato, predire il futuro e estendere il loro domino sul presente: la narrazione fascista, la narrazione comunista e la narrazione liberale. La seconda guerra mondiale ha sconfitto quella fascista e dalla fine degli anni quaranta fino alla fine degli anni ottanta il mondo era conteso tra due grandi narrazioni: il comunismo e il liberalismo. Una volta andata in frantumi quella comunista, quella liberale è divenuta quella principale ed è stata eretta a guida indispensabile per agire nel mondo del presente e del futuro.Nel corso degli anni novanta e duemila questa narrazione è diventata un mantra. Molti governi dal Brasile all’india hanno adottato le ricette liberali per unirsi alla marcia della storia. Nel 1997 Bill Clinton arrivò a rimproverare il governo cinese perché si rifiutava di liberalizzare la sua politica interna ammonendoli  di mettersi “dalla parte sbagliata della storia”. Dopo la crisi finanziaria del 2008, però, la delusione per la narrazione liberale si è diffusa in ampie fasce di popolazione. Cresce la resistenza nei confronti dell’immigrazione e degli accordi commerciali. I governi democratici aggrediscono l’indipendenza del potere giudiziario, limitano la libertà di stampa e trattano qualsiasi oppositore come un traditore. Fatto sta che se nel 1930 gli esseri umani potevano scegliere tra tre narrazioni globali, oggi nel 2019 non ne è rimasta nemmeno una. I nostri governi (tutto l’occidente) si trovano confusi e disorientati di fronte ai grandi problemi del XXI secolo. Esattamente come le élite sovietiche alla fine degli anni ottanta del 900’, i liberali non capiscono come la storia abbia potuto deviare il suo corso e non dispongono di altri riferimenti per interpretare la realtà.

Cosa c’entra la Cina in tutto questo? La Cina  è “fuori dagli schemi” e unica per quanto riguarda il suo sistema politico, essa infatti mentre agisce in maniera prudente nel liberalizzare la sua politica interna, ha adottato invece un approccio sempre più liberale verso il resto del mondo. Questo sicuramente per il suo lungo periodo di isolamento. Dopo aver accantonato il marxismo la Cina sembra molto a più a suo agio con l’assetto internazionale liberale. Robert Kaplan lo definisce “autoritarismo illuminato” io opterei per “autoritarismo liberale”, si chiami come si vuole ma la sostanza non cambia, il nuovo assetto cinese può sfidare e sfiderà l’ attuale modello liberale in crisi.


di Andrea Tundo


Fonti:

-Agi estero

-homo deus di Harari

-la nuova era cinese di Alessandra Lavagnino

-China Files

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