Lori Lightfoot, la neo-sindaca di Chicago che ha fatto la storia

Così, mentre in Italia il congresso di Verona fa scandalo per il suo oscurantismo, nell’Illinois avviene un importante passo in avanti per la storia degli USA. La città, chiamata al voto per l’elezione del nuovo sindaco, ha scelto con una maggioranza schiacciante Lori Lightfoot, una donna afroamericana e gay. La Lightfoot, candidata con il Partito Democratico, ha ottenuto più del 70% dei voti contro la rivale Toni Preckwinkle, del suo stesso partito e anch’essa afroamericana. Quest’ultima ha dichiarato: “Anche se sono delusa, non sono scoraggiata. Non molto tempo fa, sarebbe stato impensabile che due donne afro-americane si contendessero questa posizione”.

Per rendersi conto della portata storica che ha quest’elezione basta dare un’occhiata alla storia della città di Chicago, che con più di 2 milioni di abitanti costituisce la terza città più grande degli Stati Uniti: nel passato solo una donna, Jane Byrne, era riuscita ad ottenere il ruolo di sindaco nel 1979; l’unico afroamericano ad esser stato sindaco, invece, è Harold Washington nel 1983.

Vanno inoltre sottotitolati i temi della campagna elettorale della Lightfoot, che pur essendo improntati su un accesa politica progressista, non riguardano direttamente la condizione degli omosessuali. Chicago è infatti una città caratterizzata da grosse disparità sociali e dall’alto tasso di criminalità che l’ha portata ad essere tristemente nota per il record di omicidi nel 2018: con ben 550 uccisioni è in testa tra tutte le altre città americane. La Lightfoot allora si è sempre proposta di combattere la corruzione, migliorare le condizioni di vita degli abitanti della città, aiutare le famiglie in difficoltà, presentandosi come un vero e proprio volto nuovo capace di scuotere le coscienze degli americani e dei politici che a suo avviso trarrebbero troppi benefici e vantaggi dalle loro cariche a discapito dei più poveri.

La donna è sposata con Amy Eshleman, e insieme hanno una bambina di 10 anni, ma non è la prima sindaca gay negli USA: prima di lei, Pete Buttigieg, primo cittadino di South Bend, addirittura candidato per le prossime elezioni presidenziali. La presenza di omosessuali nella politica statunitense non deve essere assolutamente oggetto di scandalo, anzi. Questo perché, al contrario di quanto si possa immaginare, un sindaco gay non penserà alla tutela della sola comunità LGBT, ma alle condizioni di tutte le fasce sociali, ponendo maggior attenzione alle minoranze spesso emarginate. Va ricordato che la figura del politico è fatta di un profilo istituzionale che deve rendere conto del suo operato nella carica che ricopre ma anche da un profilo privato che caratterizza la sensibilità e il carisma della persona chiamata a ricoprire un certo incarico. L’importante rimane che questi due profili rimangano ben separati e l’uno non vada a intaccare l’altro: così come l’orientamento sessuale della Lightfoot non deve influire sulla correttezza del suo mandato, non bisogna neanche valutare il suo mandato considerando come fattore la sua omosessualità, se non per riconoscere che quest’aspetto influisce certamente sulla sensibilità che può avere la sindaca su certi temi.

La sua elezione deve essere dunque un incoraggiamento a tutti gli omosessuali perché non si sentano socialmente e politicamente frenati dalla loro sessualità ma sappiano di essere rappresentati da persone che stanno lottando contro i pregiudizi perché tesi omofobe spariscano dalla nostra mentalità.

La Lightfoot occuperà ufficialmente la poltrona da primo cittadino il 20 maggio 2019. Non ci resta che sperare che il suo mandato venga ricordato per aver segnato un importante passo in avanti nella lotta alla corruzione, alla disuguaglianza e alla criminalità che caratterizzano in negativo la città di Chicago.

Matteo Maci

Categorie politica

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